Questo blog nasce dal desiderio di sperimentare un nuovo modo di fare didattica utilizzando consapevolmente le risorse offerte dalle nuove tecnologie per progettare attività didattiche motivanti e coinvolgenti per gli alunni. La nostra scelta corrisponde alle esigenze di una società complessa e soprattutto agli stili di apprendimento dei nostri alunni, "nativi digitali" e "generazioni connesse".
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venerdì 18 novembre 2022
giovedì 7 ottobre 2021
Percorso tra Storia, Letteratura e Attualità
Eran
trecento: eran giovani e forti:
E son morti!
Me ne andavo al mattino a spigolare
Quando ho
visto una barca in mezzo al mare:
Era una
barca che andava a vapore,
E issava una
bandiera tricolore.
All’isola di Ponza si è fermata,
È stata un
poco, e poi s’è ritornata;
S’è
ritornata, e qui è venuta a terra;
Sceser con
l’armi, e a noi non fecer guerra.
E son morti!
Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra,
Ma
s’inchinaron per baciar la terra:
Ad uno ad
uno li guardai nel viso;
Tutti aveano
una lagrima ed un sorriso:
Li disser
ladri usciti dalle tane,
Ma non
portaron via nemmeno un pane;
— Siam
venuti a morir pel nostro lido! —
Eran trecento: eran giovani e forti:
E son morti!
Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro
Un giovin
camminava innanzi a loro;
Mi feci
ardita, e presol per la mano,
Gli chiesi:
— Dove vai, bel capitano?
Guardommi, e
mi rispose: — O mia sorella,
Vado a morir
per la mia Patria bella! —
Io mi sentii
tremare tutto il core,
Nè potei
dirgli: — V’aiuti il Signore! —
Eran trecento: eran giovani e forti:
E son morti!
Quel giorno mi scordai di spigolare,
E dietro a
loro mi misi ad andare:
Due volte si
scontrar con li gendarmi,
E l’una e
l’altra li spogliar dell’armi:
Ma quando
fûr della Certosa ai muri,
S’udirono a
suonar trombe e tamburi;
E tra il
fumo e gli spari e le scintille
Piombaron
loro addosso più di mille.
Eran trecento: eran giovani e forti:
E son morti!
Eran trecento, e non voller fuggire;
Parean
tremila e vollero, morire:
Ma vollero
morir col ferro in mano,
E innanzi ad
essi correa sangue il piano.
Finchè
pugnar vid’io, per lor pregai;
Ma a un
tratto venni men, nè più guardai...
Io non
vedeva più fra mezzo a loro
Quegli occhi
azzurri e quei capelli d’oro!...
Eran trecento: eran giovani e forti:
E son morti!
Conosciamo Carlo Pisacane:
Un amore al tempo della rivoluzione
Riflessioni:
- A quale avvenimento storico del Risorgimento è dedicata la lirica?
- Chi è il protagonista della spedizione?
- Cerca informazioni sulla dinamica della spedizione
- Come terminò?
- Da quale punto di vista viene raccontata la vicenda?
- Chi è la spigolatrice?
- Osserva il dipinto di Millet intitolato "Le spigolatrici". Come vengono rappresentate e cosa ci comunica il quadro?
- Osserva ora la statua commissionata dal Comune di Sapri ad un artista contemporaneo. Che figura di donna compare? Come viene rappresentata?
- Questa statua ha suscitato molte polemiche: da una parte ci sono coloro che evidenziano il contrasto tra la figura rappresentata e il significato della lirica e criticano la figura femminile per l'aspetto estetico , dall'altra coloro i quali sostengono che l'arte non debba avere gabbie, rappresentando la libera creazione dell'artista. Tu da che parte stai? Motiva la tua risposta.
domenica 17 gennaio 2021
San Martino
La nebbia a
gl'irti colli
piovigginando sale ,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor dei vini
l'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.
G. Carducci
Scritta nel 1883
e inserita nella raccolta Rime Nuove. È formata da quattro strofe, tutte
quartine di versi settenari. In essa il poeta parte dalla descrizione di un
paesaggio esterno naturale e attraverso il susseguirsi di vari quadretti
paesaggistici esprime in maniera implicita la sua visione del mondo e il
dissidio interiore che caratterizza il suo animo, in contrasto tra il
pessimismo di fondo e la percezione dell’inevitabile infelicità dell’uomo da
una parte e la ricerca di conforto e pace dall’ altra.
Questo contrasto appare evidente già dalla struttura della lirica, che si potrebbe definire a "chiasmo", poiché le quattro strofe sono collegate tra loro da un legame di significato. La prima e la quarta esprimono una visione cupa e negativa della vita attraverso immagini inquiete ed angosciose, la seconda e la terza, invece, esprimono il tentativo di esorcizzare questa sofferenza attraverso immagini gioiose e positive.
Già dal titolo della poesia "San Martino" si intuisce qualche indizio sul suo contenuto attraverso il riferimento al periodo della stagione autunnale, denominato popolarmente "estate di San Martino" nel mese di Novembre, periodo in cui la tradizione contadina fa concludere la vendemmia ed il mosto si trasforma in vino. Ma l'autunno è anche la stagione dei morti, della natura che si addormenta in attesa dell'inverno e sembra perdere la sua vitalità.
Strofa
I: nella prima strofa il poeta descrive un paesaggio naturale, che
ricorda quello della Maremma toscana, caratterizzato dalla presenza delle
colline da una parte e dal mare dall’ altra. Si tratta di un paesaggio
autunnale, contraddistinto dalla presenza della nebbia che, come una
pioggerellina sottile, sale verso le colline, avvolgendole in un alone cupo e
misterioso . L’aggettivo “irti”, riferito a colli, contribuisce a creare
un’atmosfera di tristezza e di abbandono e comunica un senso di morte, in
quanto i colli sono resi irti dai rami spogli e scheletriti degli alberi che
non hanno più foglie e sembrano privi di vita.
Poi
l’attenzione del poeta si sposta verso la costa, dove compare l’immagine di un
mare tempestoso, sferzato dai venti ( il maestrale è un vento freddo
proveniente da NE). I sensi più utilizzati in questa strofa sono la vista e
l’udito.
Il
mare subisce quasi una personificazione, compiendo un’azione tipica dell’uomo
distrutto dal dolore : “Urla” e questo termine, posizionato a inizio verso
viene messo in evidenza dal poeta ed esprime in maniera forte il sentimento di
dolore anche attraverso i suoni delle lettere "u" ed "r".
Strofa II: il paesaggio cambia nella seconda strofa, che inizia con la congiunzione avversativa “ma” che preannuncia un messaggio diverso da quello espresso precedentemente: non siamo più in un luogo completamente naturale, ma in borgo dove si avverte la presenza dell’uomo. Qui si respira un’aria diversa, che rallegra gli animi distogliendoli dal pensiero dell’infelicità dell’esistenza. Il poeta utilizza i sensi dell’udito e dell’olfatto per descrivere le strade del paese inondate dai suoni e dagli odori tipici della vendemmia ( l’uva che ribolle nei tini e l’odore dei vini che si diffonde tutt’intorno). il poeta sta ricercando dei modi per alleviare le sofferenze umane e li ritrova nel vino, secondo un topos della poesia classica. Basti pensare al poeta greco Alceo o al poeta latino Catullo, che invita il fanciullo a mescere il vino in abbondanza per cacciar via le tristezza dell’inverno grigio e freddo. In questa strofa ritroviamo l’allitterazione in "r", cioè la ripetizione frequente della consonante r, che contribuisce ad evocare il rumore prodotto dal vino nelle botti.
Strofa
III: anche nella strofa successiva il poeta continua a presentarci immagini
positive e confortanti, come quella del fuoco scoppiettante sui ceppi accesi.
Anche in questa strofa è presente un’ allitterazione, con la ripetizione delle
consonanti s e c. La strofa termina con l’immagine del cacciatore in piedi
sull’ uscio a fischiare e che continua nella strofa successiva con un’immagine
più fosca e triste.
La
poesia quindi ha un andamento circolare in quanto parte da un pensiero
negativo, poi lo supera attraverso immagini positive, infine la sofferenza
prende il sopravvento e la poesia si chiude ritornando all’ angoscia iniziale.
Di conseguenza il tentativo del poeta di trovare serenità e pace attraverso
valori ed immagini positive fallisce, lasciando posto alla sofferenza e al
dolore.
Come
in altre poesie carducciane, ritroviamo il dualismo luce- ombra, caldo-freddo,
vita- morte.
Rime:
il secondo e terzo verso di ogni strofa rimano tra loro con rime baciate; gli
ultimi versi di ogni strofa terminano con una parola tronca e rimano tra
loro (mar- rallegrar- rimirar- migrar).
La
prima strofa termina con un segno di punteggiatura ( il punto e virgola) e
quindi costituisce una parte a sé stante; la seconda termina con un punto
fermo, la terza e la quarta sono legate da un enjambement( rimirar/tra le rossastre
nubi) e quindi sono collegate tra loro.
venerdì 15 gennaio 2021
La letteratura memorialistica
lunedì 14 dicembre 2020
I Promessi Sposi
· Trama:
Renzo
e Lucia sono in procinto di sposarsi
·
Don
Rodrigo, invaghitosi di Lucia cerca di ostacolare il matrimonio
·
Invio
dei bravi per minacciare Don Abbondio, curato del paese
·
Incontro
con i bravi
·
Don
Abbondio si finge malato, annulla il matrimonio e lo comunica a Renzo
·
Renzo
va da Lucia e scopre l’intromissione di Don Rodrigo
·
Progetto
del matrimonio a sorpresa e richiesta di aiuto a Padre Cristoforo
·
Il
matrimonio a sorpresa fallisce
·
Con
l’aiuto di Padre Cristoforo i promessi sposi e Agnese (Mamma di Lucia) lasciano
il paese
·
Lucia
e Agnese vanno a Monza, ospiti del monastero dove c’è la Signora.
·
Renzo
va a Milano e fa esperienza del mondo ( conosce la carestia, i tumulti, …)
·
Lucia
viene rapita dall’Innominato ma poi lo converte e viene liberata
·
Lucia
si ammala di peste e viene portata al lazzaretto , ma poi guarisce
·
Don
Rodrigo, malato di peste muore nel lazzaretto
·
Renzo
e Lucia possono sposarsi.
sabato 21 novembre 2020
A Silvia- Commento
L'interlocutrice silenziosa, il Tu a cui si rivolge il poeta è Silvia, una figura femminile divenuta simbolo del tempo che passa e della perdita di tutte le illusioni di felicità. Quest'opera non è una poesia d'amore, ma il poeta ha tratto ispirazione dalla rimembranza della prima adolescenza, quando erano ancora vive e fortemente sentite le illusioni di felicità, poi distrutte dalla ragione nell'età adulta.
Non si sa se Silvia sia realmente esistita e vissuta negli stessi anni del Leopardi o se sia totalmente frutto della fantasia del poeta, ma comunque il Leopardi l'ha trasfigurata, facendone l'immagine ed il simbolo della giovinezza.
Molti studiosi si sono chiesti chi sia Silvia, identificandola alcuni con Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta ancora giovanissima di tisi, altri con Maria Belardinelli, figlia di un cappellaio. Questo nome è stato scelto dal Leopardi per la sua musicalità ed in riferimento alla ninfa amata dal pastore Aminta nella celebre opera di Torquato Tasso.
Questa lirica è una canzone libera, in cui compaiono strofe di diversa lunghezza ed un alternarsi di endecasillabi e settenari in maniera libera. Il poeta riprende il genere della canzone ma rinnovandolo rispetto al modello petrarchesco.
Fu scritta nel periodo in cui il poeta era radicato nella convinzione dell'immutabilità del tragico destino umano ( pessimismo cosmico).
A questo punto intervengono i ricordi, il canto di Silvia che risuonava tutt'intorno giungeva fino all'orecchio di Giacomo. La ragazza viene descritta, infatti, intenta ad intonare un canto mentre si dedicava alle "opre femminili", immaginando nel contempo un futuro bellissimo, pieno di sogni da realizzare.
Nella strofa successiva ritroviamo le abitudini del poeta, che trascorreva le sue giornate immerso negli studi, definiti nello stesso tempo amati e faticosi ( " Studi leggiadri" e "Sudate carte" ) e si affacciava la balcone della casa paterna per ascoltare meglio il suono della voce della fanciulla e sentire il rumore della sua mano che percorreva il telaio.
Poi uno sguardo tutt'intorno, partendo dalle cose vicine( il cielo e gli orti circostanti) fino ad arrivare alle cose più lontane, ammirando da una parte il mare Adriatico, dall'altra gli Appennini.
A questo punto il poeta riprende il dialogo con Silvia, dicendo che non riesce ad esprimere a parole quello che provava dentro di sé ( che speranze, che cori, o Silvia mia!)e come immaginava allora la vita, il futuro felice e pieno di speranze. Subito dopo ritorna alla realtà e dice che nel presente al ricordo di tutte quelle speranze sente dentro di sé tanta sofferenza e dolore.
Dal verso 40 abbiamo il racconto del destino di Silvia: ancor prima che arrivasse l'inverno ( l'età adulta) muore giovane a causa di una malattia incurabile, prima di aver vissuto la sua vita, i sentimenti più belli, tra cui l'amore.
Nell'ultima strofa il poeta ritorna a parlare di sé e dice che, ormai passata la giovinezza, come simboleggia la morte di Silvia, ha perso la speranza di essere felice.
Il poeta conclude con tanti interrogativi: Questo è il mondo? questa la realtà? Queste le belle illusioni? E si rende conto che il destino dell'uomo è fatto solo di infelicità.
mercoledì 11 novembre 2020
domenica 8 novembre 2020
Giacomo Leopardi
Mappa concettuale
Le fasi del pensiero leopardiano
martedì 3 novembre 2020
Ugo Foscolo "Dei Sepolcri"
Una delle opere più conosciute di Ugo Foscolo è costituita dal Carme "Dei Sepolcri", una lirica ampia e articolata, composta a tanti versi, un susseguirsi di immagini, notizie e scene diverse. Il poeta scrive quest'opera dopo un evento realmente accaduto: era sceso Napoleone in Italia, con l'esercito francese aveva portato nuove idee e nuove leggi, tra cui l'Editto di Saint Cloud, che stabiliva il divieto di seppellire i defunti all'interno delle chiese ma di costruire cimiteri nelle zone periferiche delle città. Questo provvedimento era dovuto a motivi igienico- sanitari, per evitare la diffusione di malattie ed epidemie dovute alla proliferazione di germi e batteri dalla decomposizione.
Questo provvedimento fece nascere molte discussioni tra chi esprimeva parere favorevole e chi sosteneva idee contrarie, considerandolo contro la morale e la religione. Anche Foscolo affronta il problema una sera, intavolando una discussione con l'amico Ippolito Pindemonte; quest'ultimo aveva espresso parere favorevole nel suo poemetto intitolato "I cimiteri" e chiede a Foscolo di esprimere la sua opinione, ma lui esita e decide di scrivere la sua risposta componendo il Carme "Dei Sepolcri".
mercoledì 28 ottobre 2020
Versi ecologici: Il messaggio di San Francesco e la sua grande attualità
1 | Laudato si', mi' Signore, cum tutte le Tue creature, spezialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significazione. | 2 | Salvaguardia del creato: un dovere di tutti. Prendiamo spunto dalle parole di San Francesco e dalla sua esaltazione di tutte le creature per le nostre riflessioni: quel calore che rende possibile la presenza della vita sulla Terra oggi subisce gli influssi nefasti dell’azione dell’uomo. Surriscaldamento globale, buco nell’ozono sono solo alcuni dei problemi che l’umanità dovrà necessariamente affrontare se vuole mantenere costanti quelle condizioni indispensabili per garantire la sopravvivenza della vita sul nostro pianeta. |
3 | Laudato si', mi' Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l'ai formate clarite e preziose e belle. Laudato si', mi' Signore, per frate Vento e per aere e nubilo e sereno e onne tempo, per lo quale a le Tue creature dai sustentamento. | 4 | “Due cose riempiono la mia vita di crescente meraviglia e stupore: il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”. Queste parole del filosofo tedesco Immanuel Kant oggi risultano più che mai attuali. Di fronte alla meraviglia del creato, ad un cielo stellato ed alla bellezza della natura si rimane estasiati e non si può fare a meno di pensare allo scempio compiuto dall’uomo, che sta distruggendo a poco a poco il pianeta con il suo egoismo e la smania di ricchezza e potere. Ma c’è ancora una speranza: prendere coscienza del valore inestimabile dell’eredità che ci è stata tramandata e impegnarsi ogni giorno a partire da piccoli gesti quotidiani. |
5 | Laudato si', mi' Signore, per sor'Acqua, la quale è multo utile et humile e preziosa e casta. Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta e governa, e produce diversi frutti con coloriti fiori et herba. | 6 7 | · H2O- un elemento semplice da trovare in natura, eppure ormai diventato più prezioso dell’oro e del petrolio, al punto da essere soprannominato “Oro Blu”. Il blu che gli astronauti vedono guardando la terra dallo spazio ricopre circa il 70% della superficie terrestre , ma in realtà di questo 70% solo il 3% è costituito da acqua dolce, mentre il resto è salato. Se consideriamo, inoltre che del 3% una parte su trova nelle falde acquifere sotterranee ed un ’altra è costituita dai ghiacci perenni; aggiungiamo il problema dell’inquinamento e ci rendiamo conto dell’ importanza di non sprecarla. Allora iniziamo a chiudere il rubinetto quando ci laviamo i denti, a preferire la doccia al bagno, a non usare troppi detersivi e ricordiamoci che ci sono posti nel mondo dove scarseggia al punto tale da causare guerre. · Concludiamo le nostre riflessioni con un pensiero a quella che nel Cantico viene definita “sora nostra madre terra”, che produce i frutti indispensabili per la nostra alimentazione. Eppure oggi si assiste ad uno scenario diviso in due parti: da un lato, nei paesi ricchi, disturbi alimentari dovuti all’eccesso di cibo , il sovrappeso e l’obesità, con il dilagare dei cibi spazzatura e la vita sedentaria, dall’altro, invece, nei paesi poveri, l’inedia, cioè la scarsa alimentazione cronica e la sottoalimentazione. Una delle cause è la non equa distribuzione di risorse nel mondo e lo spreco eccessivo nei paesi ricchi. Pertanto bisogna riscoprire l’importanza di un corretto regime alimentare, evitare eccessi ed avere un corretto rapporto con il cibo. Riscopriamo le pietanze semplici e genuine, magari legate alla nostra tradizione mediterranea e limitiamo l’uso di sostanze chimiche in agricoltura come i pesticidi, che oltre a danneggiare l’ambiente vanno a finire nei nostri piatti, determinando danni per la nostra salute. |














