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venerdì 18 novembre 2022

 Infografiche realizzate dagli alunni della classe II D sulla vita di Dante Alighieri

Fatto con Padlet

giovedì 7 ottobre 2021

 Percorso tra Storia, Letteratura e Attualità


Leggiamo la poesia di Luigi Mercantini “La spigolatrice di Sapri”

 

Eran trecento: eran giovani e forti:  

          E son morti!

 

     Me ne andavo al mattino a spigolare


Quando ho visto una barca in mezzo al mare:


Era una barca che andava a vapore,

E issava una bandiera tricolore.

All’isola di Ponza si è fermata,



È stata un poco, e poi s’è ritornata;

S’è ritornata, e qui è venuta a terra;

Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra.




Eran trecento: eran giovani e forti: 

          E son morti!

 

Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra,

Ma s’inchinaron per baciar la terra: 

Ad uno ad uno li guardai nel viso;

Tutti aveano una lagrima ed un sorriso:

Li disser ladri usciti dalle tane,

Ma non portaron via nemmeno un pane;

E li sentii mandare un solo grido:

— Siam venuti a morir pel nostro lido! —

 

     Eran trecento: eran giovani e forti:

          E son morti!

 

     Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro

Un giovin camminava innanzi a loro;

Mi feci ardita, e presol per la mano,

Gli chiesi: — Dove vai, bel capitano?

Guardommi, e mi rispose: — O mia sorella,

Vado a morir per la mia Patria bella! —

Io mi sentii tremare tutto il core,

Nè potei dirgli: — V’aiuti il Signore! —

 

     Eran trecento: eran giovani e forti:

          E son morti!

 

     Quel giorno mi scordai di spigolare,


E dietro a loro mi misi ad andare:

Due volte si scontrar con li gendarmi,

E l’una e l’altra li spogliar dell’armi:

Ma quando fûr della Certosa ai muri,

S’udirono a suonar trombe e tamburi;

E tra il fumo e gli spari e le scintille

Piombaron loro addosso più di mille.

 

     Eran trecento: eran giovani e forti:

          E son morti!

 

     Eran trecento, e non voller fuggire;

Parean tremila e vollero, morire:

Ma vollero morir col ferro in mano,

E innanzi ad essi correa sangue il piano.

Finchè pugnar vid’io, per lor pregai;

Ma a un tratto venni men, nè più guardai...

Io non vedeva più fra mezzo a loro

Quegli occhi azzurri e quei capelli d’oro!...

 

     Eran trecento: eran giovani e forti:

          E son morti!

Conosciamo Carlo Pisacane:



Un amore al tempo della rivoluzione



Riflessioni:
  • A quale avvenimento storico del Risorgimento è dedicata la lirica?
  • Chi è il protagonista della spedizione?
  • Cerca informazioni sulla dinamica della spedizione
  • Come terminò?
  • Da quale punto di vista viene raccontata la vicenda?
  • Chi è la spigolatrice?
  • Osserva il dipinto di Millet intitolato "Le spigolatrici". Come vengono rappresentate e cosa ci comunica il quadro?
  • Osserva ora la statua commissionata dal Comune di Sapri ad un artista contemporaneo.  Che figura di donna compare? Come viene rappresentata?
  • Questa statua ha suscitato molte polemiche: da una parte  ci sono coloro che evidenziano il contrasto tra la figura rappresentata e il significato della lirica e criticano la figura femminile per l'aspetto estetico , dall'altra coloro i quali sostengono che l'arte non debba avere gabbie, rappresentando la libera creazione dell'artista.  Tu da che parte stai? Motiva la tua risposta.


 

 

domenica 21 febbraio 2021

domenica 31 gennaio 2021

domenica 17 gennaio 2021

 

San Martino

La nebbia a gl'irti  colli
piovigginando sale ,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor dei vini
l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.

                                                                G. Carducci

Scritta nel 1883 e inserita nella raccolta Rime Nuove. È formata da quattro strofe, tutte quartine di versi settenari. In essa il poeta parte dalla descrizione di un paesaggio esterno naturale e attraverso il susseguirsi di vari quadretti paesaggistici esprime in maniera implicita la sua visione del mondo e il dissidio interiore che caratterizza il suo animo, in contrasto tra il pessimismo di fondo e la percezione dell’inevitabile infelicità dell’uomo da una parte e la ricerca di conforto e pace dall’ altra.

Questo contrasto appare evidente già dalla struttura della lirica, che si potrebbe definire a "chiasmo", poiché le quattro strofe sono collegate tra loro da un legame di significato. La prima e la quarta esprimono una visione cupa e negativa della vita attraverso immagini inquiete ed angosciose, la seconda e la terza, invece, esprimono il tentativo di esorcizzare questa sofferenza attraverso immagini gioiose e positive.


Già dal titolo della poesia "San Martino" si intuisce qualche indizio sul suo contenuto attraverso il riferimento al periodo della stagione autunnale, denominato popolarmente "estate di San Martino" nel mese di Novembre, periodo in cui la tradizione contadina fa concludere la vendemmia ed il mosto si trasforma in vino. Ma l'autunno è anche la stagione dei morti, della natura che si addormenta in attesa dell'inverno e sembra perdere la sua vitalità.

Strofa I: nella prima strofa il poeta descrive un paesaggio naturale, che ricorda quello della Maremma toscana, caratterizzato dalla presenza delle colline da una parte e dal mare dall’ altra. Si tratta di un paesaggio autunnale, contraddistinto dalla presenza della nebbia che, come una pioggerellina sottile, sale verso le colline, avvolgendole in un alone cupo e misterioso . L’aggettivo “irti”, riferito a colli, contribuisce a creare un’atmosfera di tristezza e di abbandono e comunica un senso di morte, in quanto i colli sono resi irti dai rami spogli e scheletriti degli alberi che non hanno più foglie e sembrano privi di vita.

Poi l’attenzione del poeta si sposta verso la costa, dove compare l’immagine di un mare tempestoso, sferzato dai venti ( il maestrale è un vento freddo proveniente da NE). I sensi più utilizzati in questa strofa sono la vista e l’udito.

Il mare subisce quasi una personificazione, compiendo un’azione tipica dell’uomo distrutto dal dolore : “Urla” e questo termine, posizionato a inizio verso viene messo in evidenza dal poeta ed esprime in maniera forte il sentimento di dolore anche attraverso i suoni delle lettere "u" ed "r".

Strofa II: il paesaggio cambia nella seconda strofa, che inizia con la congiunzione avversativa “ma” che preannuncia un messaggio diverso da quello espresso precedentemente: non siamo più in un luogo completamente naturale, ma in borgo dove si avverte la presenza dell’uomo. Qui si respira un’aria diversa, che rallegra gli animi distogliendoli dal pensiero dell’infelicità dell’esistenza. Il poeta utilizza i sensi dell’udito e dell’olfatto per descrivere le strade del paese inondate dai suoni e dagli odori tipici della vendemmia ( l’uva che ribolle nei tini e l’odore dei vini che si diffonde tutt’intorno). il poeta sta ricercando dei modi per alleviare le sofferenze umane e li ritrova nel vino, secondo un topos della poesia classica. Basti pensare al poeta greco Alceo o al poeta latino Catullo, che invita il fanciullo a mescere il vino in abbondanza per cacciar via le tristezza dell’inverno grigio e freddo. In questa strofa ritroviamo l’allitterazione in "r", cioè la ripetizione frequente della consonante r, che contribuisce ad evocare il rumore prodotto dal vino nelle botti.

Strofa III: anche nella strofa successiva il poeta continua a presentarci immagini positive e confortanti, come quella del fuoco scoppiettante sui ceppi accesi. Anche in questa strofa è presente un’ allitterazione, con la ripetizione delle consonanti s e c. La strofa termina con l’immagine del cacciatore in piedi sull’ uscio a fischiare e che continua nella strofa successiva con un’immagine più fosca e triste.

Strofa IV: il cacciatore nominato alla fine della strofa precedente osserva il cielo rossastro sul far della sera; un cielo dove compaiono stormi di neri uccelli tra le nubi rossastre. Il poeta paragona gli uccelli migranti ai pensieri dolorosi che ritornano alla ribalta. Gli uccelli sono “neri”, , definiti con un aggettivo che fa pensare alla morte e crea un’atmosfera inquietante e hanno un valore simbolico spiegato successivamente attraverso la similitudine: rappresentano i pensieri tetri della sua mente.

La poesia quindi ha un andamento circolare in quanto parte da un pensiero negativo, poi lo supera attraverso immagini positive, infine la sofferenza prende il sopravvento e la poesia si chiude ritornando all’ angoscia iniziale. Di conseguenza il tentativo del poeta di trovare serenità e pace attraverso valori ed immagini positive fallisce, lasciando posto alla sofferenza e al dolore.

Come in altre poesie carducciane, ritroviamo il dualismo luce- ombra, caldo-freddo, vita- morte.

Rime: il secondo e terzo verso di ogni strofa rimano tra loro con rime baciate; gli ultimi versi di ogni strofa terminano con una parola tronca e rimano tra loro (mar- rallegrar- rimirar- migrar).



La prima strofa termina con un segno di punteggiatura ( il punto e virgola) e quindi costituisce una parte a sé stante; la seconda termina con un punto fermo, la terza e la quarta sono legate da un enjambement( rimirar/tra le rossastre nubi) e quindi sono collegate tra loro.

                                                                      

venerdì 15 gennaio 2021

 La letteratura memorialistica

Buongiorno ragazzi, come vi ho promesso oggi a lezione, ho preparato per voi un lavoro dove poter ritrovare i concetti chiave di cui abbiamo parlato in live: Per ora ho inserito soltanto la parte relativa alla narrativa memorialistica e a Giuseppe Ungaretti, con un riferimento alla lirica "Veglia". Man mano che procederemo con lo studio di altri autori la pagina sarà aggiornata.

La letteratura memorialistica 

 Poesie e fumetti



lunedì 14 dicembre 2020

 I Promessi Sposi

·   Trama: 

          Renzo e Lucia sono in procinto di sposarsi

·       Don Rodrigo, invaghitosi di Lucia cerca di ostacolare il matrimonio

·       Invio dei bravi per minacciare Don Abbondio, curato del paese

·       Incontro con i bravi

·       Don Abbondio si finge malato, annulla il matrimonio e lo comunica a Renzo

·       Renzo va da Lucia e scopre l’intromissione di Don Rodrigo

·       Progetto del matrimonio a sorpresa e richiesta di aiuto a Padre Cristoforo

·       Il matrimonio a sorpresa fallisce

·       Con l’aiuto di Padre Cristoforo i promessi sposi e Agnese (Mamma di Lucia) lasciano il paese

·       Lucia e Agnese vanno a Monza, ospiti del monastero dove c’è la Signora.

·       Renzo va a Milano e fa esperienza del mondo ( conosce la carestia, i tumulti, …)

·       Lucia viene rapita dall’Innominato ma poi lo converte e viene liberata

·       Lucia si ammala di peste e viene portata al lazzaretto , ma poi guarisce

·       Don Rodrigo, malato di peste muore nel lazzaretto

·       Renzo e Lucia possono sposarsi.


sabato 21 novembre 2020

 A Silvia- Commento

A Silvia è uno dei canti più famosi di Leopardi, viene anche definito " Canto della rimembranza", perché fu scritto quando il poeta si trovava a Pisa, lontano dalla città di Recanati, di cui ricorda avvenimenti e figure del passato.

L'interlocutrice silenziosa, il Tu a cui si rivolge il poeta è Silvia, una figura femminile divenuta simbolo del tempo che passa e della perdita di tutte le illusioni di felicità. Quest'opera non è una poesia d'amore, ma il poeta ha tratto ispirazione dalla rimembranza della prima adolescenza, quando erano ancora vive e fortemente sentite le illusioni di felicità, poi distrutte dalla ragione nell'età adulta.

Non si sa se Silvia sia realmente esistita e vissuta negli stessi anni del Leopardi o se sia totalmente frutto della fantasia del poeta, ma comunque il Leopardi l'ha trasfigurata, facendone l'immagine ed il simbolo della giovinezza.

Molti studiosi si sono chiesti chi sia Silvia, identificandola alcuni con Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta ancora giovanissima di tisi, altri con Maria Belardinelli, figlia di un cappellaio. Questo nome è stato scelto dal Leopardi per la sua musicalità ed in riferimento alla ninfa amata dal pastore Aminta nella celebre opera di Torquato Tasso.

Questa lirica è una canzone libera, in cui compaiono strofe di diversa lunghezza ed un alternarsi di endecasillabi e settenari in maniera libera. Il poeta riprende il genere della canzone ma rinnovandolo rispetto al modello petrarchesco.

Fu scritta nel periodo in cui il poeta era radicato nella convinzione dell'immutabilità del tragico destino umano ( pessimismo cosmico).

La lirica si apre con una domanda, il poeta si rivolge ad un "TU", chiamandola per nome e le chiede se anche lei ricorda il bel tempo della giovinezza quando era ancora in vita e la sua bellezza risplendeva attraverso i suoi occhi " ridenti e fuggitivi". l'aggettivo ridenti indica che essi sono pieni di gioia, di speranze per il futuro, "fuggitivi" per indicare la timidezza, insicurezza della fanciulla che sta per approcciarsi alla vita adulta. Si tratta, infatti, di una giovanetta che sta per oltrepassare la soglia della gioventù, passando dall'infanzia all'età adulta, diventando donna. Ella è definita con l'aggettivo "lieta" perché piena di vita e di entusiasmo, ed allo stesso tempo "pensosa", per le inquietudini al pensiero del futuro.

A questo punto intervengono i ricordi, il canto di Silvia che risuonava tutt'intorno giungeva fino all'orecchio di Giacomo. La ragazza viene descritta, infatti, intenta ad intonare un canto mentre si dedicava alle "opre femminili", immaginando nel contempo un futuro bellissimo, pieno di sogni da realizzare.

Nella strofa successiva ritroviamo le abitudini del poeta, che trascorreva le sue giornate immerso negli studi, definiti nello stesso tempo amati e faticosi ( " Studi leggiadri" e "Sudate carte" ) e si affacciava la balcone della casa paterna per ascoltare meglio il suono della voce della fanciulla e sentire il rumore della sua mano che percorreva il telaio.

Poi uno sguardo tutt'intorno, partendo dalle cose vicine( il cielo e gli orti circostanti) fino ad arrivare alle cose più lontane, ammirando da una parte il mare Adriatico, dall'altra gli Appennini.

A questo punto il poeta riprende il dialogo con Silvia, dicendo che non riesce ad esprimere a parole quello che provava dentro di sé ( che speranze, che cori, o Silvia mia!)e come immaginava allora la vita, il futuro felice e pieno di speranze. Subito dopo ritorna alla realtà e dice che nel presente al ricordo di tutte quelle speranze sente dentro di sé tanta sofferenza e dolore.

Dal verso 40 abbiamo il racconto del destino di Silvia: ancor prima che arrivasse l'inverno ( l'età adulta) muore giovane a causa di una malattia incurabile, prima di aver vissuto la sua vita, i sentimenti più belli, tra cui l'amore.

Nell'ultima strofa il poeta ritorna a parlare di sé e dice che, ormai passata la giovinezza, come simboleggia la morte di Silvia, ha perso la speranza di essere felice.

Il poeta conclude con tanti interrogativi: Questo è il mondo? questa la realtà? Queste le belle illusioni? E si rende conto che il destino dell'uomo è fatto solo di infelicità.



mercoledì 11 novembre 2020

 Il Dolce Stil Novo

Lettura ed analisi del sonetto 

"Io voglio del ver la mia donna laudare"

Di Guido Guinizelli








domenica 8 novembre 2020

 Giacomo Leopardi

Mappa concettuale


Le fasi del pensiero leopardiano

I concetti fondamentali della visione del mondo di Leopardi sono la felicità e l'infelicità.
Il poeta si chiede se, poiché l'uomo aspira naturalmente alla felicità, avrà mai la possibilità di raggiungerla o se rimane soltanto un ideale irraggiungibile. Il tempo, le esperienze personali, le riflessioni critiche portano il suo pensiero a subire continue evoluzioni, che chiameremo Fasi.
Secondo Leopardi il desiderio di raggiungere la felicità è sconfinato, mentre l'uomo è un essere materiale finito e limitato nel tempo, per cui quell'ideale appare irraggiungibile e determina il pessimismo leopardiano.
Durante la sua giovinezza si guarda intorno ed avverte un contrasto tra la sua vita e quella delle persone che lo circondano, per cui giunge alla conclusione che la sofferenza, l'infelicità che prova siano dovute al suo modo di essere, al suo carattere, alla sua continua indagine introspettiva, alle sue idee diverse dagli altri. vede i suoi coetanei felici, spensierati, mentre lui non partecipa a questa spensieratezza , si sente diverso dagli altri ed elabora una concezione pessimistica della realtà. (Pessimismo individuale)
Quando si sente tormentato trova conforto attraverso lo studio, i libri e nella natura; stare a contatto con l'ambiente naturale gli dona una sensazione di benessere, tanto da definire la Natura come una "Madre dolcissima" che ama le sue creature.
Passa il tempo ed il giovane Leopardi cresce, diventa adulto, completa la sua formazione ed anche il suo pensiero approda alla seconda fase, chiamata "Pessimismo storico": tutti gli uomini sono infelici per natura e l'aspettativa della felicità è più grande della felicità stessa.
Il poeta si domanda se l'infelicità riguardi solo l'uomo moderno o l'essere umano in tutte le epoche storiche e giunge alla conclusione che solo l'uomo moderno è infelice.
Un tempo, dice Leopardi, esisteva un'epoca , in cui gli uomini potevano essere felici, grazie alla forza dell'immaginazione ma nell'epoca moderna, caratterizzata dal dominio della scienza tutto è cambiato.
La visione materialistica della realtà ha dimostrato che tutto ciò che esiste è fatto di materia, costituita da atomi e molecole in continuo aggregarsi e disgregarsi e che nulla esiste oltre la materia stessa, nulla di metafisico, immateriale, come l'idea di Dio, dell'anima , di un mondo ultraterreno. Questa consapevolezza ha posto fine alle illusioni, alla fantasia, all'immaginazione, per questo l'uomo moderno non può più essere felice.
Inoltre la natura adesso non è più vista come una madre buona, ma come una matrigna, regolata da leggi fisiche immutabili che non tengono conto del destino dell'uomo.
Nell'ultima fase del pensiero leopardiano il pessimismo del poeta aumenta ancora di più, tanto da essere definito "Pessimismo cosmico", un'infelicità che riguarda non solo tutti gli uomini, ma tutte le creature viventi, tutti i luoghi della Terra e si manifesta in tutte le epoche storiche.
Uno dei simboli del pessimismo leopardiano è una piantina, la ginestra, che egli vedeva fiorire durante il suo soggiorno presso Antonio Ranieri a Napoli, presso le pendici del Vesuvio. Questa piantina cresce in un territorio arido ed inospitale, inadatto alla vita, ma nonostante tutto resiste, continua a vivere e a lottare. Questo è l'atteggiamento del poeta, che pur consapevole dell'infelicità non si arrende, ma affronta a testa alta il destino.



martedì 3 novembre 2020

 Ugo Foscolo "Dei Sepolcri"


Una delle opere più conosciute di Ugo Foscolo è costituita dal Carme "Dei Sepolcri", una lirica ampia e articolata, composta a tanti versi, un susseguirsi di immagini, notizie e scene diverse. Il poeta scrive quest'opera dopo un evento realmente accaduto: era sceso Napoleone in Italia, con l'esercito francese aveva portato nuove idee e nuove leggi, tra cui l'Editto di Saint Cloud, che stabiliva il divieto di seppellire i defunti all'interno delle chiese ma di costruire cimiteri nelle zone periferiche delle città. Questo provvedimento era dovuto a motivi igienico- sanitari, per evitare la diffusione di malattie ed epidemie dovute alla proliferazione di germi e batteri dalla decomposizione.

Questo provvedimento fece nascere molte discussioni tra chi esprimeva parere favorevole e chi sosteneva idee contrarie, considerandolo contro la morale e la religione. Anche Foscolo affronta il problema una sera, intavolando una discussione con l'amico Ippolito Pindemonte; quest'ultimo aveva espresso parere favorevole nel suo poemetto intitolato "I cimiteri" e chiede a Foscolo di esprimere la sua opinione, ma lui esita e decide di scrivere la sua risposta componendo il Carme "Dei Sepolcri".

In quest'opera il poeta dice che le tombe hanno valore importantissimo e che è sbagliato toglierle dalle chiese per l'alto valore morale, civile. Per Foscolo la tomba costituisce una delle più grandi illusioni, che permette di oltrepassare i limiti temporali della materia e di continuare il rapporto con i cari estinti. Inizia dicendo che le tombe sono importanti per tutti gli uomini perché il ricordo dei cari continua a vivere attraverso quella che Foscolo chiama "celeste corrispondenza di amorosi sensi", il legame d'amore che ci lega.
Se questo è vero per tutti gli uomini, il valore della tomba è ancora più evidente per i grandi uomini. Nella sua opera il poeta parla della  visita nella chiesa di Santa Croce a Firenze, dove ebbe la possibilità di vedere le tombe di grandi uomini  come Dante, Machiavelli e Michelangelo, uomini che con la loro opera hanno lasciato un segno indelebile sulla terra. Il poeta afferma che dopo questa visita sentì nascere dentro di lui il desiderio di imitarli compiendo egregie imprese.
Fa l'esempio di Giuseppe Parini, il poeta lombardo che fu sepolto in una fossa comune senza una targa in memoria della sua grandezza.
Conclude il carme con la bella immagine  di Cassandra, figlia di Priamo, che dopo la guerra di Troia e la sconfitta porta i giovinetti superstiti a visitare le tombe degli avi, recuperando attraverso la memoria la loro eredità di valori.


mercoledì 28 ottobre 2020

 

Versi ecologici: Il messaggio di San Francesco e la sua grande attualità

Spunti di riflessione:

1
Laudato si', mi' Signore,
cum tutte le Tue creature,
spezialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno
et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante
cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significazione.

2
Salvaguardia del creato: un dovere di tutti. Prendiamo spunto dalle parole di San Francesco e dalla sua esaltazione di tutte le creature per le nostre riflessioni: quel calore che rende possibile la presenza della vita sulla Terra oggi subisce gli influssi nefasti dell’azione dell’uomo.  Surriscaldamento globale, buco nell’ozono sono solo alcuni dei problemi che l’umanità dovrà necessariamente affrontare se vuole mantenere costanti quelle condizioni indispensabili per garantire la sopravvivenza della vita sul nostro pianeta.
3
Laudato si', mi' Signore,
per sora Luna e le stelle:
in celu l'ai formate
clarite e preziose e belle.
Laudato si', mi' Signore,
per frate Vento
e per aere e nubilo
e sereno e onne tempo,
per lo quale a le Tue creature
dai sustentamento.

4
“Due cose riempiono la mia vita di crescente meraviglia e stupore: il cielo stellato  sopra di me, la legge morale dentro di me”. Queste parole del filosofo tedesco Immanuel Kant  oggi risultano più che mai attuali. Di fronte alla meraviglia del creato, ad un cielo stellato ed alla bellezza della natura si rimane estasiati e non si può fare a meno di pensare allo scempio compiuto dall’uomo, che sta distruggendo a poco a poco il pianeta con il suo egoismo e la smania di ricchezza e potere. Ma c’è ancora una speranza: prendere coscienza del valore inestimabile dell’eredità che ci è stata tramandata e impegnarsi ogni giorno  a partire da piccoli gesti quotidiani.
5
Laudato si', mi' Signore,
per sor'Acqua,
la quale è multo utile et humile
e preziosa e casta.

Laudato si', mi' Signore,
per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta e governa,
e produce diversi frutti con coloriti fiori et herba.
































6



















7
·        H2O- un elemento semplice da trovare in natura, eppure ormai diventato più prezioso dell’oro e del petrolio, al punto da essere soprannominato “Oro Blu”. Il blu che gli astronauti vedono guardando la terra dallo spazio ricopre circa il 70% della superficie terrestre , ma in realtà di questo 70% solo il 3% è costituito da acqua dolce, mentre il resto è salato. Se consideriamo, inoltre che del 3%  una parte su trova nelle   falde acquifere sotterranee ed un ’altra è costituita dai ghiacci perenni; aggiungiamo il problema dell’inquinamento e  ci rendiamo conto dell’ importanza di non sprecarla. Allora iniziamo a chiudere il rubinetto quando ci laviamo i denti, a preferire la doccia al bagno, a non usare troppi detersivi e ricordiamoci che ci sono posti nel mondo dove scarseggia al punto tale da causare guerre.
·        Concludiamo le nostre riflessioni con un pensiero a quella che nel Cantico viene definita  “sora nostra madre terra”, che produce i frutti indispensabili per la nostra alimentazione. Eppure oggi si assiste ad uno scenario diviso in due parti: da un lato, nei paesi ricchi, disturbi alimentari dovuti all’eccesso di cibo , il sovrappeso e l’obesità, con il dilagare dei cibi spazzatura e la vita sedentaria, dall’altro, invece, nei paesi poveri, l’inedia, cioè la scarsa alimentazione cronica e la sottoalimentazione. Una delle cause è la non equa distribuzione di risorse nel mondo e lo spreco eccessivo nei paesi ricchi. Pertanto bisogna riscoprire l’importanza di un corretto regime alimentare, evitare eccessi ed avere un corretto rapporto con il cibo. Riscopriamo le pietanze semplici e genuine, magari legate alla nostra tradizione mediterranea e limitiamo l’uso di sostanze chimiche in agricoltura come i pesticidi, che oltre a danneggiare l’ambiente vanno a finire nei nostri piatti, determinando danni per la nostra salute.

Ti va di ampliare la tua conoscenza del Cantico delle creature attraverso la musica ? Ascolta "Fratello sole, sorella luna", una delle più celebri colonne sonore del cinema italiano. 


Se ti va di provare a suonarla, ecco un video che potrebbe esserti utile:




mercoledì 21 ottobre 2020

 Cantico delle creature

Segui la videolezione  sulla prima parte del Cantico delle creature e studia dalle pagine corrispondenti del libro di letteratura. Leggi più volte il testo in maniera espressiva e scrivi sul quaderno il significato dei versi. Poi invia il lavoro su Collabora. Se preferisci puoi scriverlo in word ed inviare il file.







mercoledì 30 settembre 2020

Il Neoclassicismo e la ricerca dell'Ideale:

 il Vero, il Bello, il Bene

giovedì 30 aprile 2020

Astolfo sulla Luna

Segui la videolezione leggendo i versi sul libro di letteratura.