Storie nella Storia: frammenti di un passato da ricordare
La strage di Monte Carmignano- Caiazzo
Mentre gli Alleati stavano per oltrepassare il fiume, la sera del 13 ottobre un manipolo di soldati tedeschi, guidati dal giovane sottotenente Wolfgang Lehnigk-Emden, che occupavano una casa utilizzata come posto di comando sul Monte Carmignano, un colle che domina la valle del Volturno, uccisero gli abitanti di un casolare, che si erano rifugiati per sfuggire ai bombardamenti. Fu una strage. Furono annientati due interi nuclei familiari: quattro uomini, sette donne e undici bambini. Le vittime erano dei civili inermi, sospettati di aver lanciato segnali luminosi agli Alleati. I tedeschi li massacrarono con raffiche di mitra per poi straziarne i corpi. Il giorno dopo gli Americani superarono la linea difensiva tedesca sul Volturno e occuparono la cittadina di Caiazzo. Con loro arrivarono i corrispondenti di guerra americani che documentarono la terribile strage. William Stoneman, del Chicago Daily News, salì sul colle, alla periferia di Caiazzo, e dopo aver accertato che si era trattato di un massacro, iniziò a raccontare agli americani che alcuni tedeschi in ritirata verso il fronte di Cassino avevano ucciso donne e bambini, lasciando i corpi ammassati accanto al casolare dove si erano rifugiati. Nella sua lunga corrispondenza raccontò di aver trascorso la giornata più sofferta della sua vita collezionando le «peggiori esperienze che si possono fare in un’intera esistenza».
Tra loro c’era il tenente Wolfgang Lehnig-Enden, nato il 10 dicembre 1922 a Calau, vicino Cottbus. E rimasta una foto del tenente allora ventenne: un viso liscio da ragazzino, occhialetti di tartaruga. Dalle testimonianze dei subordinati sappiamo che non lo stimavano. Lo studente puntellava la sua vacillante autorità esibendo fanatismo. La compagnia si sentiva in terra nemica. L’8 settembre, 5 settimane prima, l’Italia aveva firmato l’armistizio con gli alleati. La popolazione civile veniva considerata un potenziale avversario, ed il 29esimo reggimento dei granatieri corrazzati si comportava di conseguenza.
I soldati gettano granate dentro casa, dalle finestre. Chi fugge all’aperto viene falciato dai mitra, o massacrato con le baionette e i calci dei fucili. Il granatiere Wilhelm May, nella sua dichiarazione agli americani aggiunge « Io ed un moi compagno ci dicemmo che avremmo dovuto ammazzare Lehnigk-Emden, perché quel che aveva fatto era una vergogna per l’esercito tedesco. I verbali sono redatti da Hans Habe, giornalista di origine austriaca rifugiatosi negli Usa e tornato in Europa con l’uniforme dell’Us Army. Habe interroga anche Lehnigk-Emden, che in un primo tempo ammette solo la fucilazione di quattro uomini, e mente sostenendo di aver avuto l’ordine di fucilarli dal comandante di compagnia Draschke (secondo gli altri prigionieri, a Lehnigk-Emden che sollecitava una rappresaglia Draschke rispose, « non voglio assumermi questa responsabilità », e subito dopo si allontanò per prendere contatto col comando del battaglione.

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