La memoria rende liberi
Questo blog nasce dal desiderio di sperimentare un nuovo modo di fare didattica utilizzando consapevolmente le risorse offerte dalle nuove tecnologie per progettare attività didattiche motivanti e coinvolgenti per gli alunni. La nostra scelta corrisponde alle esigenze di una società complessa e soprattutto agli stili di apprendimento dei nostri alunni, "nativi digitali" e "generazioni connesse".
Ricordare e comprendere: Come è potuto accadere? Perché tanta indifferenza? Da dove nasce il consenso? Per riconoscere che i semi dell'odio e del razzismo si nascondono anche dietro apparenze "normali". Giocattoli, fumetti, giornali, libri e quaderni: tutto può diventare strumento di propaganda per ottenere consenso. Anzi, risultano ancora più subdoli quando sembrano lontani anni luce e riguardano il mondo di bambini e ragazzi. Invece proprio il mondo della scuola ha una responsabilità enorme nel veicolare messaggi e valori. In questa attività si è cercato di ricostruire la vita all'interno di una classe degli anni del Fascismo e della guerra. La cattedra sopraelevata, i banchi, i simboli del potere...
Saranno analizzate le copertine dei libri ed il loro contenuto, i quaderni, i dettati. Si passerà, poi , ai fumetti, con vignette propagandiste e per concludere i giocattoli dell'epoca: soldatini, carri armati, aerei da guerra, bambole e bambolotti con divise di partito. La scuola, che dovrebbe sviluppare senso critico, ha il dovere di non abbassare mai la guardia per evitare quel controllo delle masse che ha reso possibili tanti eventi passati.
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Renzo
e Lucia sono in procinto di sposarsi
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Don
Rodrigo, invaghitosi di Lucia cerca di ostacolare il matrimonio
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Invio
dei bravi per minacciare Don Abbondio, curato del paese
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Incontro
con i bravi
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Don
Abbondio si finge malato, annulla il matrimonio e lo comunica a Renzo
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Renzo
va da Lucia e scopre l’intromissione di Don Rodrigo
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Progetto
del matrimonio a sorpresa e richiesta di aiuto a Padre Cristoforo
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Il
matrimonio a sorpresa fallisce
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Con
l’aiuto di Padre Cristoforo i promessi sposi e Agnese (Mamma di Lucia) lasciano
il paese
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Lucia
e Agnese vanno a Monza, ospiti del monastero dove c’è la Signora.
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Renzo
va a Milano e fa esperienza del mondo ( conosce la carestia, i tumulti, …)
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Lucia
viene rapita dall’Innominato ma poi lo converte e viene liberata
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Lucia
si ammala di peste e viene portata al lazzaretto , ma poi guarisce
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Don
Rodrigo, malato di peste muore nel lazzaretto
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Renzo
e Lucia possono sposarsi.
L'interlocutrice silenziosa, il Tu a cui si rivolge il poeta è Silvia, una figura femminile divenuta simbolo del tempo che passa e della perdita di tutte le illusioni di felicità. Quest'opera non è una poesia d'amore, ma il poeta ha tratto ispirazione dalla rimembranza della prima adolescenza, quando erano ancora vive e fortemente sentite le illusioni di felicità, poi distrutte dalla ragione nell'età adulta.
Non si sa se Silvia sia realmente esistita e vissuta negli stessi anni del Leopardi o se sia totalmente frutto della fantasia del poeta, ma comunque il Leopardi l'ha trasfigurata, facendone l'immagine ed il simbolo della giovinezza.
Molti studiosi si sono chiesti chi sia Silvia, identificandola alcuni con Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta ancora giovanissima di tisi, altri con Maria Belardinelli, figlia di un cappellaio. Questo nome è stato scelto dal Leopardi per la sua musicalità ed in riferimento alla ninfa amata dal pastore Aminta nella celebre opera di Torquato Tasso.
Questa lirica è una canzone libera, in cui compaiono strofe di diversa lunghezza ed un alternarsi di endecasillabi e settenari in maniera libera. Il poeta riprende il genere della canzone ma rinnovandolo rispetto al modello petrarchesco.
Fu scritta nel periodo in cui il poeta era radicato nella convinzione dell'immutabilità del tragico destino umano ( pessimismo cosmico).
A questo punto intervengono i ricordi, il canto di Silvia che risuonava tutt'intorno giungeva fino all'orecchio di Giacomo. La ragazza viene descritta, infatti, intenta ad intonare un canto mentre si dedicava alle "opre femminili", immaginando nel contempo un futuro bellissimo, pieno di sogni da realizzare.
Nella strofa successiva ritroviamo le abitudini del poeta, che trascorreva le sue giornate immerso negli studi, definiti nello stesso tempo amati e faticosi ( " Studi leggiadri" e "Sudate carte" ) e si affacciava la balcone della casa paterna per ascoltare meglio il suono della voce della fanciulla e sentire il rumore della sua mano che percorreva il telaio.
Poi uno sguardo tutt'intorno, partendo dalle cose vicine( il cielo e gli orti circostanti) fino ad arrivare alle cose più lontane, ammirando da una parte il mare Adriatico, dall'altra gli Appennini.
A questo punto il poeta riprende il dialogo con Silvia, dicendo che non riesce ad esprimere a parole quello che provava dentro di sé ( che speranze, che cori, o Silvia mia!)e come immaginava allora la vita, il futuro felice e pieno di speranze. Subito dopo ritorna alla realtà e dice che nel presente al ricordo di tutte quelle speranze sente dentro di sé tanta sofferenza e dolore.
Dal verso 40 abbiamo il racconto del destino di Silvia: ancor prima che arrivasse l'inverno ( l'età adulta) muore giovane a causa di una malattia incurabile, prima di aver vissuto la sua vita, i sentimenti più belli, tra cui l'amore.
Nell'ultima strofa il poeta ritorna a parlare di sé e dice che, ormai passata la giovinezza, come simboleggia la morte di Silvia, ha perso la speranza di essere felice.
Il poeta conclude con tanti interrogativi: Questo è il mondo? questa la realtà? Queste le belle illusioni? E si rende conto che il destino dell'uomo è fatto solo di infelicità.