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martedì 25 gennaio 2022

mercoledì 12 gennaio 2022

 Il Presidente della Repubblica


Il Presidente della Repubblica di Savina Gravante

Tra pochi giorni  si terrà la prima votazione per eleggere il Presidente della Repubblica. Dopo aver  letto e studiato i materiali didattici, fai una breve ricerca sui Presidenti della Repubblica Italiana, soffermandoti su una personalità che ti colpisce per la sua storia, un aneddoto, una frase significativa.
Poi immagina di poter scrivere una lettera indirizzandola al futuro Capo dello Stato, un destinatario ancora sconosciuto,  chiedendogli di prestare attenzione ad una questione che vi sta particolarmente a cuore: il mondo della scuola, il lavoro, la povertà, la sostenibilità ambientale o qualsiasi altro problema che secondo te dovrà essere affrontato nel prossimo futuro. 


lunedì 15 novembre 2021

martedì 26 ottobre 2021

 Commemorazione IV Novembre 2021


I nostri lavori: Lapbook della Memoria storica



Il nostro intervento:

Matilda - Oggi vi voglio raccontare la storia di Johnny il seminatore. E’ tornato a casa, finalmente, dopo mesi di guerra, in un paese lontano, Laggiù.  Ricordo che partì volontario, pieno di buoni propositi, deciso a fare il suo dovere fino in fondo in nome della Patria e della Libertà. Aveva indossato la sua divisa e, fiero, camminava  sicuro di sé come chi fa sempre ciò che è giusto. 
Annachiara: Ma adesso il suo aspetto è diverso, soprattutto gli occhi, sempre velati di una leggera malinconia,  forse per qualcosa che è successo Laggiù. Non parla, sembra immerso nel suoi pensieri, ma oggi è qui perché  il bisogno di raccontare emerge con tutta la sua forza e diventa un fiume in piena. 
Daniele-Era la mia prima missione, quando arrivai era già notte; ero lontano da casa ed ero stanco del viaggio; mi sistemai sulla mia branda e  mi addormentai. Il mattino dopo qualcosa mi ha svegliato: un silenzio totale, assoluto, come non lo avevo mai avvertito prima. Per la prima volta ho visto questo paese, una pianura fatta di sassi e polvere e in lontananza montagne altissime e immense, tutto roccia e ghiaccio. Poi ho sentito un rumore, il rumore dei campanelli  di un gregge di pecore, e dei pastori alti, magri, barbuti, vestiti con quelle palandrane che si usano là. Sembravano molto poveri. Questo è il primo ricordo di Laggiù. Non ho visto neanche un nemico.
Matilda - Com’era la giornata di un soldato? Quali i compiti da assolvere?
Daniele: Ho compiuto 28 missioni nei primi due mesi, con la mia squadriglia di bombardieri. Volavo, seguivo la rotta  tracciata e quando giungevo al punto indicato dalle coordinate, premevo il pulsante e sganciavo le bombe.
Annachiara- Là sotto c’era qualcosa , un obiettivo, una fortezza, una postazione nemica?
-Non lo sapeva, volava molto in alto, vedeva montagne e pianure, ma il mondo gli sembrava indistinto. Missione compiuta-  diceva facendo rapporto al ritorno.
Matilda-E poi cos’è successo? Quando hai deciso di tornare a casa?
Daniele- Finché sganciavo le mie bombe su bersagli ignoti  non mi sono reso conto di nulla, ma poi ho capito… e ancora oggi ne soffro, non riesco a perdonarmi.
Un giorno mi hanno assegnato un nuovo compito, dovevo guidare un aereo piccolo, lento, panciuto. Nella pancia diecimila mine. Sapete che effetto fanno le mine?
Annachiara-Uccidono.
Matilda-Possono essere di tanti tipi.  Alcune uccidono, altre scoppiano, ma non uccidono. Le hanno studiate apposta. Quelle che se le calpesti ti tranciano le gambe, quelle che assomigliano a giocattoli e se i bambini le prendono in mano… addio…. Quelle che colpiscono gli occhi. Cosa ci può essere di più terribile per un bambino di piombare nel buio?
Daniele: Partivo ogni mattina, da solo. Non volavo più alto, ma basso e potevo vedere  i campi, le case, gli animali, le persone  che lavoravano, prendevano l’acqua al pozzo,  coltivavano i campi., andavano a far legna. Sono diventato un seminatore, facevo il mio dovere, seminavo mine.
Avevo ordini precisi: non seminarle a caso, ma attorno ai villaggi e alle case, ai corsi d’acqua e le strade, nei campi.
- Matilda: Ma la guerra si fa con i soldati , ed i soldati non arano i campi, non vanno a prendere l’acqua o a raccogliere legna o a giocare accanto ad un fiume. Non si fa guerra a donne, bambini, anziani, uomini inermi….
- Daniele: Inizialmente non avevo idea di ciò che stavo facendo, poi è successo.
- Annachiara: A cosa ti riferisci?
- Daniele :Mi ero recato in un paese dal nome impronunciabile  quando li vidi arrivare, sembravano fantasmi, pallidi e lenti, vestiti di bianco, ma no, non lo erano. Erano ragazzi, bambini. Arrancavano per quella strada fangosa, appoggiandosi a bastoni e stampelle, sorreggendosi a vicenda. Allora capii: quello era il raccolto della mia semina, le vittime delle mine che distribuivo ogni giorno.
- Annachiara: Come si sarà sentito allora?
- Per niente bene, se ne andò barcollando e non chiuse occhio. Il giorno dopo decise di ritornare a casa. Voglio essere un seminatore, disse, ma non di bombe. Vogli seminare vita, non morte. E’ tornato alla casa di suo padre e ha iniziato a coltivare la terra, sperando che dia dei buoni frutti. La guerra non è mai giusta e le sue conseguenze sono tragiche. 
- Matilda: Sapete dove si trova Laggiù?
- Laggiù può essere ovunque,  nel deserto dell’Africa e tra le montagne dell’Asia, si chiama Eritrea, Etiopia,  Iraq, Siria, Afghanistan, Somalia, Sudan… L’elenco è lunghissimo
- Nel nostro mondo ci sono tanti conflitti dimenticati, di cui nessuno parla e le cui vittime sono spesso civili, anche bambini, rimasti uccisi o mutilati , feriti nel corpo e nell’animo.
- Daniele: Qualcuno dice che alcune guerre sono giuste, ma io vi lascio una domanda: davvero le guerre sono giuste e necessarie? Io scelgo la pace, io scelgo la vita.

Classe III D


domenica 31 gennaio 2021

mercoledì 20 gennaio 2021

 Propaganda e consenso

Ricordare e comprendere: Come è potuto accadere? Perché  tanta indifferenza? Da dove nasce il consenso? Per riconoscere che i semi dell'odio e del razzismo si nascondono anche dietro apparenze "normali". Giocattoli, fumetti, giornali, libri e quaderni: tutto può diventare strumento di propaganda per ottenere consenso. Anzi, risultano ancora più subdoli quando sembrano lontani anni luce e riguardano il mondo di bambini e ragazzi. Invece proprio il mondo della scuola ha una responsabilità enorme nel veicolare messaggi e valori. In questa attività si è cercato di ricostruire la vita all'interno di una classe degli anni del Fascismo e della guerra. La cattedra sopraelevata, i banchi, i simboli del potere... 

Saranno analizzate le copertine dei libri ed il loro contenuto, i quaderni, i dettati. Si passerà, poi , ai fumetti, con vignette propagandiste e per concludere  i giocattoli dell'epoca: soldatini, carri armati, aerei da guerra, bambole e bambolotti con divise di partito. La scuola, che dovrebbe sviluppare senso critico, ha il dovere di non abbassare mai la guardia per evitare quel controllo delle masse che ha reso possibili tanti eventi passati.

Mostra Leggi razziali





lunedì 21 dicembre 2020

Memoria e migrazioni Memoria e migrazioni

Approfondimento di Storia: Studia i materiali presenti nel post, osserva le immagini e ascolta le storie dei migranti, poi prepara un tuo intervento sul tema " Quando gli emigranti eravamo noi".

Monumento all'emigrante- Capracotta

lunedì 14 dicembre 2020

 I Promessi Sposi

·   Trama: 

          Renzo e Lucia sono in procinto di sposarsi

·       Don Rodrigo, invaghitosi di Lucia cerca di ostacolare il matrimonio

·       Invio dei bravi per minacciare Don Abbondio, curato del paese

·       Incontro con i bravi

·       Don Abbondio si finge malato, annulla il matrimonio e lo comunica a Renzo

·       Renzo va da Lucia e scopre l’intromissione di Don Rodrigo

·       Progetto del matrimonio a sorpresa e richiesta di aiuto a Padre Cristoforo

·       Il matrimonio a sorpresa fallisce

·       Con l’aiuto di Padre Cristoforo i promessi sposi e Agnese (Mamma di Lucia) lasciano il paese

·       Lucia e Agnese vanno a Monza, ospiti del monastero dove c’è la Signora.

·       Renzo va a Milano e fa esperienza del mondo ( conosce la carestia, i tumulti, …)

·       Lucia viene rapita dall’Innominato ma poi lo converte e viene liberata

·       Lucia si ammala di peste e viene portata al lazzaretto , ma poi guarisce

·       Don Rodrigo, malato di peste muore nel lazzaretto

·       Renzo e Lucia possono sposarsi.


sabato 21 novembre 2020

 A Silvia- Commento

A Silvia è uno dei canti più famosi di Leopardi, viene anche definito " Canto della rimembranza", perché fu scritto quando il poeta si trovava a Pisa, lontano dalla città di Recanati, di cui ricorda avvenimenti e figure del passato.

L'interlocutrice silenziosa, il Tu a cui si rivolge il poeta è Silvia, una figura femminile divenuta simbolo del tempo che passa e della perdita di tutte le illusioni di felicità. Quest'opera non è una poesia d'amore, ma il poeta ha tratto ispirazione dalla rimembranza della prima adolescenza, quando erano ancora vive e fortemente sentite le illusioni di felicità, poi distrutte dalla ragione nell'età adulta.

Non si sa se Silvia sia realmente esistita e vissuta negli stessi anni del Leopardi o se sia totalmente frutto della fantasia del poeta, ma comunque il Leopardi l'ha trasfigurata, facendone l'immagine ed il simbolo della giovinezza.

Molti studiosi si sono chiesti chi sia Silvia, identificandola alcuni con Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta ancora giovanissima di tisi, altri con Maria Belardinelli, figlia di un cappellaio. Questo nome è stato scelto dal Leopardi per la sua musicalità ed in riferimento alla ninfa amata dal pastore Aminta nella celebre opera di Torquato Tasso.

Questa lirica è una canzone libera, in cui compaiono strofe di diversa lunghezza ed un alternarsi di endecasillabi e settenari in maniera libera. Il poeta riprende il genere della canzone ma rinnovandolo rispetto al modello petrarchesco.

Fu scritta nel periodo in cui il poeta era radicato nella convinzione dell'immutabilità del tragico destino umano ( pessimismo cosmico).

La lirica si apre con una domanda, il poeta si rivolge ad un "TU", chiamandola per nome e le chiede se anche lei ricorda il bel tempo della giovinezza quando era ancora in vita e la sua bellezza risplendeva attraverso i suoi occhi " ridenti e fuggitivi". l'aggettivo ridenti indica che essi sono pieni di gioia, di speranze per il futuro, "fuggitivi" per indicare la timidezza, insicurezza della fanciulla che sta per approcciarsi alla vita adulta. Si tratta, infatti, di una giovanetta che sta per oltrepassare la soglia della gioventù, passando dall'infanzia all'età adulta, diventando donna. Ella è definita con l'aggettivo "lieta" perché piena di vita e di entusiasmo, ed allo stesso tempo "pensosa", per le inquietudini al pensiero del futuro.

A questo punto intervengono i ricordi, il canto di Silvia che risuonava tutt'intorno giungeva fino all'orecchio di Giacomo. La ragazza viene descritta, infatti, intenta ad intonare un canto mentre si dedicava alle "opre femminili", immaginando nel contempo un futuro bellissimo, pieno di sogni da realizzare.

Nella strofa successiva ritroviamo le abitudini del poeta, che trascorreva le sue giornate immerso negli studi, definiti nello stesso tempo amati e faticosi ( " Studi leggiadri" e "Sudate carte" ) e si affacciava la balcone della casa paterna per ascoltare meglio il suono della voce della fanciulla e sentire il rumore della sua mano che percorreva il telaio.

Poi uno sguardo tutt'intorno, partendo dalle cose vicine( il cielo e gli orti circostanti) fino ad arrivare alle cose più lontane, ammirando da una parte il mare Adriatico, dall'altra gli Appennini.

A questo punto il poeta riprende il dialogo con Silvia, dicendo che non riesce ad esprimere a parole quello che provava dentro di sé ( che speranze, che cori, o Silvia mia!)e come immaginava allora la vita, il futuro felice e pieno di speranze. Subito dopo ritorna alla realtà e dice che nel presente al ricordo di tutte quelle speranze sente dentro di sé tanta sofferenza e dolore.

Dal verso 40 abbiamo il racconto del destino di Silvia: ancor prima che arrivasse l'inverno ( l'età adulta) muore giovane a causa di una malattia incurabile, prima di aver vissuto la sua vita, i sentimenti più belli, tra cui l'amore.

Nell'ultima strofa il poeta ritorna a parlare di sé e dice che, ormai passata la giovinezza, come simboleggia la morte di Silvia, ha perso la speranza di essere felice.

Il poeta conclude con tanti interrogativi: Questo è il mondo? questa la realtà? Queste le belle illusioni? E si rende conto che il destino dell'uomo è fatto solo di infelicità.



sabato 14 novembre 2020

 La politica di Cavour 

e la seconda guerra d'indipendenza

Il dibattito politico dopo il 1848





mercoledì 11 novembre 2020

 Il Dolce Stil Novo

Lettura ed analisi del sonetto 

"Io voglio del ver la mia donna laudare"

Di Guido Guinizelli