lunedì 28 maggio 2018



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Mandela, “Invictus”: la poesia degli anni di prigionia durante l'apartheid


Dal profondo della notte che mi avvolge,

Nera come un pozzo da un polo all'altro,

Ringrazio qualunque dio esista

Per la mia anima invincibile.



Nella feroce morsa delle circostanze

Non ho arretrato né gridato.

Sotto i colpi d’ascia della sorte

Il mio capo è sanguinante, ma non chino.



Oltre questo luogo d'ira e lacrime

Incombe il solo Orrore delle ombre,

E ancora la minaccia degli anni

Mi trova e mi troverà senza paura.



Non importa quanto stretto sia il passaggio,

Quanto piena di castighi la vita,

Io sono il padrone del mio destino:

Io sono il capitano della mia anima.

sabato 19 maggio 2018


SOS pianeta Terra

Assemblea sulle emergenze del mondo contemporaneo

SOS Pianeta Terra



giovedì 10 maggio 2018

Ripassiamo la Seconda Guerra Mondiale


D-Day





Il grande sole di Hiroshima








martedì 8 maggio 2018

Settimana dell'insegnante 2018



Oggi più che mai  si avverte il bisogno di rivalutare la figura dell'insegnante, un tempo considerata meritevole di stima e rispetto per il lavoro svolto nella società, oggi sempre più svilita, poco considerata, se non vituperata da molti. 
E' nata con questo obiettivo la "Settimana italiana dell'insegnante", per parlare del "mestiere più bello e difficile del mondo, insieme a quello di genitore e di psicologo", come disse Sigmund Freud, il padre  della psicoanalisi.
Molti personaggi pubblici,  giornalisti, attori, persone dello spettacolo, scrittori hanno aderito e sono diventati i testimonial di questa iniziativa: Alessandro D'Avenia, Paolo Crepet, Beppe Severgnini, Franco Di Mare, Carlo Verdone... per citarne solo alcuni. Hanno deciso di farsi fotografare con l'hastag #RingraziaUnDocente
Tutti possono farlo ed anch'io ho deciso di proporre a voi questa semplice attività, anzi, io stessa colgo l'occasione per ricordare l'insegnante che più ha segnato la mia vita e che ancora oggi è per me fonte di ispirazione. Devo tornare un po' indietro nel tempo, agli anni della scuola elementare, che ho frequentato proprio come voi qui a Casagiove, in Piazza degli Eroi. Sì, si tratta della mia maestra Maria Giovanna, che mi ha accompagnata nel primo ciclo scolastico. La cosa che ricordo di più di lei, oltre al viso dolce e sorridente ed ai capelli biondi, è l'entusiasmo, la passione che riusciva a trasmettere, il modo di rapportarsi ad ognuno , facendolo sentire unico e speciale.
Gli anni '80 sono stati anni di grande innovazione e sperimentazione didattica, iniziata con i decreti delegati degli anni '70 e culminata con l'introduzione dei programmi del 1985, che preannunciavano le odierne "competenze" e favorivano l'introduzione di una didattica laboratoriale più partecipativa. In questo contesto, la mia maestra, dopo anni di esperienza al Nord, portava in un contesto piccolo come quello casagiovese una ventata di  freschezza, non subito compresa. Ricordo che anche mia madre all'inizio era un po' titubante per questo approccio didattico "strano", tentando anche di farmi entrare in una classe più tradizionale.
 Sono felice che non sia riuscita nel suo intento!
Sono stati anni indimenticabili, ed oggi rivedo la sua figura con la consapevolezza di chi ha scelto la stessa professione, quella dell'insegnante, cogliendo tanti aspetti di somiglianza tra il suo modo di fare ed il mio.
Ricordo la grammatica studiata a partire dai testi e non attraverso lunghe e noiose coniugazioni da copiare sul quaderno, i lavori di gruppo, il laboratorio di giornale con l'esperienza della stampa a caratteri mobili, la creazione di fumetti e canzoni realizzate collettivamente, l'ideazione di testi teatrali a partire dalla conoscenza storico-artistica del luogo. Eppure non avevamo grandi mezzi, non si affittavano grandi teatri per le rappresentazioni di fine anno e non c'erano costumi costosi, non c'erano manifestazioni in grande stile ma tutto si svolgeva all'interno della classe, per la gioia dei ragazzi che si sentivano liberi di esprimersi.
Ricordo la canzone che avevamo composto per augurare a tutti una buona giornata scolastica, la recita ambientata a Casertavecchia con il Conte longobardo e la sua corte feudale, o quella avente come sfondo storico le invasioni barbariche degli Unni , con la canzone su Attila flagello di Dio. 
Per non parlare della partecipazione ai giochi della gioventù, quando, non ci crederete mai, ero una piccola ape che svolazzava intorno ai fiori!
Trattavamo tutte gli argomenti che oggi fanno parte del nostro curricolo locale, dalla diversabilità alla legalità, passando per la lotta alla camorra e all'attualità dei conflitti dimenticati.
Mi ha insegnato tante cose, ma soprattutto mi ha insegnato che si impara in mille modi e soprattutto che la prima qualità di un insegnante è amare il proprio lavoro. La passione genera entusiasmo e l'entusiasmo si trasmette a chi ci sta intorno. 
Grazie maestra!

Lancio la sfida... ora tocca a voi!



lunedì 7 maggio 2018

giovedì 19 aprile 2018

Maggio 2018: lo Stato di Israele compie settant'anni. 



Nel 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, molti ebrei, provenienti da tante nazioni europee, tra cui l'Italia, decisero di lasciare i luoghi in cui erano vissuti per trasferirsi in Palestina.
Essi avevano un sogno: dopo tanti anni in cui erano stati "dispersi" in tutto il mondo, avrebbero potuto riunirsi nella loro terra d'origine e creare un "Stato ebraico", libero e indipendente, universalmente riconosciuto.
Infatti, nel 1948 le Nazioni Unite stabilirono la divisione della Palestina con la conseguente creazione dello Stato di Israele. Gli ebrei accolsero molto positivamente questa decisione, che però non fu accettata dai Palestinesi, costretti a lasciare le loro terre, per cui iniziò un conflitto ancora oggi non risolto.
Lo Stato di Israele comprende varie regioni, tra cui quella di Gerusalemme ( la capitale, seppur non universalmente riconosciuta), quella di Tel Aviv ( zona del turismo) e quella di Haifa ( zona industriale). Inoltre c'è la fascia al confine con i territori libanesi e palestinesi e la striscia di Gaza) e del lago di Tiberiade, dove sono stati creati nuovi villaggi in cui la vita è estremamente pericolosa  a causa del costante pericolo di incursioni e attentati ad opera dei Palestinesi.
Un momento molto difficile per Israele è stato quando il Primo Ministro di allora, Sharon, decise di far abbandonare i villaggi ebraici nella striscia di Gaza per creare uno spiraglio di dialogo con i Palestinesi. Molti dovettero abbandonare le loro case, che furono abbattute, e spostarsi altrove, spesso nel territorio al confine con l'Egitto, dove iniziò la costruzione di nuovi villaggi, che spesso nel nome ricordano la loro origine. Nonostante sia una terra per lo più desertica, la grande vittoria degli Ebrei è stata quella di riuscire a coltivare e produrre molti prodotti agricoli in un terreno arido e a far indietreggiare il deserto, creando sempre più oasi verdi e serre.
il Paese, però, ha un'economia basata sulle industrie, in particolare quelle di precisione, e sulla ricerca in tutti i campi del sapere.
In passato i villaggi erano organizzati come una comunità,  i "Kibbutz", con un ordinamento preciso, ma oggi c'è stata un'evoluzione, per cui quell'organizzazione esiste solo di nome.
Dato il continuo stato d tensione e di pericolo per gli attacchi nemici, Israele si è dotato di un esercito molto efficiente. Gli obiettori di coscienza sono pochissimi perché tutti, anche i pacifisti, si rendono conto della difficile realtà che vivono ogni giorno. 
Tutti i giovani sono chiamati alla leva, i ragazzi per tre anni, le ragazze per due. Ciò consente anche di favorire l'integrazione da parte di gruppi di ebrei che ancora oggi si trasferiscono qui da paesi europei e asiatici, in particolare dalla Russia, con lingue e tradizioni estremamente diverse.
Quando si è formato lo stato di Israele nessuno credeva che si sarebbe raggiunta l'unità linguistica; invece si è realizzata.
Ancora oggi si possono  spesso incontrare gli ebrei ortodossi, più legati degli altri alle antiche tradizioni religiose, che indossano gli antichi costumi dei loro paesi d'origine, con cappelli e barba lunga.

Approfondimento: Cos’è oggi Gerusalemme