venerdì 23 marzo 2018

Classi terze in partenza!










                                                           Siti UNESCO: Ravenna








Gradara: capitale del medioevo sui passi di Paolo e Francesca

mercoledì 14 marzo 2018


Il diritto di scrivere a mano: l'importanza della scrittura a mano nell'era digitale





martedì 13 marzo 2018

Settimana della Legalità 2018



Dal 14 al 21 marzo 2018  il nostro istituto ha organizzato la "Settimana della legalità", per parlare di cittadinanza, impegno civile, giustizia e legalità. Questa settimana prevede vari incontri e momenti di condivisione e riflessione, attraverso la collaborazione di associazioni e personalità che operano sul nostro territorio e si impegnano quotidianamente per veicolare i valori della legalità.

Come si può leggere dalla brochure della nostra settimana della legalità, abbiamo fatto nostre le parole di Don Milani ed il suo insegnamento per esprimere tutti insieme un messaggio importante: I care, mi importa, mi sta a cuore, in contrapposizione all’atteggiamento egoista di chi dice "Non sono cose che mi riguardano, me ne infischio…"

Abbiamo immaginato un dialogo tra due persone. Una chiede all’altra: "Perché ti dai tanto da fare, che ti importa, cosa ci guadagni?" E l’altro risponde: " …  because i care, perché a me importa, mi interessa e voglio prendermene cura. "
Questo è il messaggio che oggi tutti insieme vogliamo dare:  a noi importa eccome, a noi importa impegnarci per iniziare a far cambiare le cose.
Ringraziamo Don Luigi Merola, che ci offre un esempio evidente di chi ha abbracciato quella stessa causa e che, attraverso le sue coraggiose scelte  ed il suo impegno quotidiano in contesti di vita non facili ci invita a fare altrettanto, impegnandoci ogni giorno un poco di più per contribuire a migliorare la nostra società.



martedì 6 marzo 2018

Il Fascismo








Il delitto Matteotti



Esercitiamoci online: Invalsi, non ti temo!


Clicca sul link per esercitarti online: Prova invalsi online

Giovanni Verga (Parte 2)
La roba

Una delle novelle più famose di G. Verga è intitolata "La roba", Inserita nella raccolta "Novelle rusticane". Il protagonista è Mazzarò, un uomo che, partendo da umili origini, da tanta povertà, riesce ad accumulare molte ricchezze, terre, denaro, proprietà, sottraendole a nobili proprietari terrieri decaduti. Nonostante la sopraggiunta ricchezza, continua a vivere una vita molto morigerata, al limite della povertà, ossessionato da un'idea, quella di accumulare sempre più roba, lavorando incessantemente.
Passa il tempo, diventa anziano, capisce che è vicino alla morte e che non potrà portare con sé la roba, quindi soffre, vede i giovani felici, spensierati anche se non hanno nulla, mentre lui ha tutto, tranne la gioventù.
Qui vediamo espresso un concetto caro a Verga, quello della selezione naturale di chi sopravvive, chi si adatta e chi non ce la fa.
Quest'uomo ha fatto di tutto per cambiare la sua vita, per migliorare, lavorando duro, ha lottato per diventare ricco, ma nonostante ciò non è felice; quindi capiamo che l'infelicità non esiste solo per le persone povere, non dipende soltanto dall'estrazione sociale, ma anche tra coloro che ce l'hanno fatta, tra le persone che apparentemente hanno tutto.
La novella si apre con una lunghissima sequenza descrittiva, della Piana di Catania, della Sicilia; l'ambientazione viene descritta nei minimi dettagli, vengono individuati luoghi relamente esistenti, secondo i precetti della poetica verista. Lo scrittore decide, quindi di ambientare la vicenda in luoghi reali e in tempi cronologicamente recenti: la contemporaneità. Il narratore immagina un viandante che passi per le terre della Sicilia e chieda alle persone che incontra di chi siano le proprietà, le mandrie, i vigneti, gli uliveti...e la risposta è sempre la stessa: di Mazzarò, protagonista della storia non presentato sin dall'inizio, ma solo nominato, per creare un'atmosfera di attesa ed attirare l'attenzione del lettore.. E' un crescendo che porta, poi, alla descrizione del personaggio. 
Subito dopo inizia una sequenza in cui viene descritto il personaggio di Mazzarò: un omiciattolo, un uomo che dall'aspetto non sembrerebbe intelligente, magro con la pancia grossa, e non si capiva come facesse a riempirla, siccome mangiava pochissimo, solo due soldi di pane al giorno. La cosa stupiva ancora di più, considerando il fatto che era molto ricco, anzi "ricco come un maiale".
Invece "aveva la testa come un brillante" e grazie alla sua intelligenza aveva comprato le terre dove prima andava a zappare, sotto il sole e la pioggia battente. Adesso veniva rispettato dalle stesse persone che prima lo maltrattavano; quelli che gli davano calci nel sedere ora si toglievano il cappello.
In realtà la sua vita non era cambiata, a lui non interessava il titolo o il ruolo sociale; voleva solo continuare ad accumulare roba e per questo continuava a mangiare quei pezzetti di pane duro nel magazzino o in mezzo alla polvere. Non beveva vino, nonostante avesse immense distese di tabacco, non aveva il vizio del gioco, non gli interessavano le donne, di cui vedeva solo i lati negativi, le spese, tant'è vero che l'unica donna della sua vita, sua madre, gli era costata ben dodici tarì per portarla al cimitero.
Subito dopo troviamo le cause di questa ossessione, legate al passato, alle sue sofferenze, quando andava a lavorare con i piedi nudi, senza vestiti e veniva maltrattato dal sorvegliante che lo riempiva di frustate ed in cambio veniva pagato pochissimo. Qui ritroviamo la descrizione puntuale delle condizioni lavorative dei contadini nella Sicilia post-unitaria. Proprio il ricordo del passato lo spinge ad accumulare sempre più roba, fino ad arrivare ad una ricchezza smisurata, per descrivere la quale vengono spesso utilizzate delle similitudini: gli aratri nei campi come i corvi a novembre, le donne intente alla raccolta delle olive alle gazze che andavano a rubarle, i suoi dipendenti ad un esercito di soldati di cui adesso è lui il capo, è lui a comandare, la situazione ora è cambiata.
La sua nuova condizione di proprietario terriero prevedeva il pagamento delle tasse al re, la fondiaria, ed ogni volta che doveva pagare al povero Mazzarò veniva la febbre dalla rabbia. Per lui l'unico vero denaro erano le monete sonanti, non le banconote, per cui l'unica volta che abdava a cambiare il suo denaro era proprio in occasione delle tasse al re.
In seguito ritroviamo i sacrifici fatti per ottenere la roba, lavorando giorno e notte e comprando un po' alla volta tutte le proprietà che prima appartenevano al barone, che non aveva saputo gestirle.L'aristocratico, infatti, non era abituato a controllare le terre, non era attento, arrivava in pompa magna, seguito da tante persone e i lavoratori sapevano quando sarebbe arrivato, si facevano trovare intenti al lavoro e quando se ne andava lo derubavano, facendogli perdere a poco a poco tutte le sue ricchezze. Un po' alla volta il barone aveva accumulato debiti, mentre Mazzarò, che aveva accumulato moneta su moneta, le aveva comprate quelle stesse terre, prima l'uliveto, le vigne, poi il palazzo del barone, al quale rimase solo il suo titolo, che  Mazzarò non avrebbe mai compato, considerandolo inutile. Dopo aver acquistato tutte le terre del barone, rivolge la sua attenzione verso quelle dei piccoli proprietari, anche con l'inganno. 
Nell'ultima sequenza emerge il pensiero fisso di Mazzarò, quello della morte incombente e la sofferenza di dover lasciare la sua roba. Per questo se la prende con tutti, in particolare con i giovani, che hanno tutta la vita avanti, e quando si rende conto che ormai la morte è vicina, rincorre le galline e i tacchini gridando "roba mia, vienitene con me!"

mercoledì 28 febbraio 2018

Giovanni Verga ( Parte 1)


Giovanni Verga, insieme a Luigi Capuana, è il rappresentante più importante del Verismo.
E' uno scrittore siciliano, nato nel 1840, quindi all'epoca della spedizione dei Mille aveva vent'anni e quindi fu testimone diretto degli avvenimenti politici dell'epoca.
Nato in una famiglia ricca, si iscrisse alla facoltà di legge, ma dopo poco capì la sua vera vocazione e decise di dedicarsi completamente alla scrittura. in seguito si trasferì a Milano, dove aveva più possibilità lavorative e scrisse molte novelle, che poi racchiuse in una raccolta intitolata "Novelle rusticane". già dal titolo possiamo capire che le novelle sono ambientate in un ambiente agricolo e pastorale; infatti i personaggi che compaiono maggiormente sono contadini e braccianti, persone che per sopravvivere devono lottare e che rappresentano uno spaccato della società italiana, meridionale in particolare, dell'epoca.
dopo l'esperienza delle novelle si cimenta nella scrittura di romanzi, con una struttura più ampia e articolata rispetto alla novella, e addirittura progetta di scrivere un intero ciclo di romanzi, intitolato "Ciclo dei Vinti". Il suo obiettivo era quello di rappresentare le condizioni dei più umili, dei diseredati, dei "Vinti" dalla vita in tutte le classi sociali, tanto da arrivare alla conclusione che i Vinti sono non soltanto i più poveri, il popolo più misero, ma anche tra le classi considerate privilegiate. 
scrive anche opere per il teatro. Muore nel 1922.


Nedda 

La sua prima novella "Verista" è intitolata "Nedda", dal nome della giovane protagonista, una ragazza di umili origini, costretta a lavorare nei campi, fianco a fianco con gli uomini, per potersi procurare il minimo per la sua sopravvivenza. Durante il lavoro conosce un ragazzo, Janu, poverissimo come lei; tra i due nasce un sentimento  e dal loro amore viene concepita una bambina.
Lui è molto povero e per migliorare le sue condizioni di vita decide di andare a lavorare fuori paese. Dopo la morte della madre malata, Nedda rimane sola e tra tante difficoltà nasce una bambina, che purtroppo muore subito dopo il parto.
In quest'opera ritroviamo tutte le caratteristiche del verismo, dalla scelta realistica, all'uso della scrittura per rappresentare la società contemporanea, la scelta di descrivere le classi sociali più basse della società e denunciarne le misere condizioni, il pessimismo, il linguaggio semplice e realistico che rispecchia la realtà  descritta.

I Malavoglia

Il capolavoro di Verga è intitolato "I Malavoglia", la storia di una famiglia di pescatori che vive tra Aci Trezza e Aci Castello, nella zona della Piana di Catania.
Il loro vero cognome era Toscano, ma erano conosciuti come i Malavoglia, un soprannome dato per contrasto con la loro indole laboriosa, essendosi sempre distinti per l'operosità, lavorando duro per il sostentamento della famiglia.
Essendo una famiglia patriarcale, il punto di riferimento era il nonno Padron N'Toni, il depositario di una saggezza antica, fatta di proverbi e detti, come quello che indicava la famiglia come una mano, dove "il dito grosso fa da dito grosso ed il dito piccolo fa da dito piccolo...". La loro casa aveva un nome, la Casa del nespolo, e la loro unica ricchezza era una barca, la Provvidenza, il loro unico bene.
La famiglia viveva in una sola casa. padron N'Toni, il figlio Bastianazzo, sposato con Maruzza la Longa, e i loro figli N'toni, Luce, mena, Alessi e Lia.
Volendo migliorare le loro condizioni di vita, intraprendono una nuova attività, il commercio dei lupini, ma, durante  una tempesta, muore Bastianazzo, l'unico adulto a poter lavorare, quindi viene a mancare la figura più importante della famiglia.
Nato da poco il Regno d'Italia, a causa della nuova legge sulla leva obbligatoria, prima N'toni, poi Luca devono partire per fare il militare. N'toni va a Napoli, dove conosce la ricchezza, il divertimento, il bel mondo, quindi, quando torna a casa, in Sicilia, non riesce più ad ambientarsi ed inizia a frequentare cattive compagnie. anche Luca parte per militare, ma la sua giovane vita viene stroncata in combattimento nella battaglia di Lissa. Oltre al piccolo Alessi, sono rimaste solo donne in famiglia; Mena, che riceve una proposta di matrimonio da compare Alfio, che vorrebbe portarla via con il suo asino ma lei non vuole lasciare la famiglia e rinuncia alla sua felicità. Muoiono, poi, Maruzza e il vecchio Padron N'toni, purtroppo non nel sul letto, come avrebbe voluto, ma in ospedale. Anche la piccola Lia finirà per perdersi, mentre il giovane Alessi, diventato grande, si sposerà e ricostruirà la Casa del nespolo.
Molti sono gli elementi veristi : L'ambientazione nell'età contemporanea all'autore, in un periodo storico vicino ( riferimenti storici precisi... leggi, leva, Lissa...ecc.). Anche il luogo della vicenda è geograficamente determinato ( Siamo in sicilia, in luoghi geograficamente esistenti). Inoltre l'autore decide di raccontare le storie degli umili ( in questo caso di pescatori), mentre fanno da sfondo tanti personaggi minori, che partecipano alle storie della famiglia. il linguaggio è semplice, comprensibile da tutti e rispecchia la parlata dialettale tipica della regione descritta; gli stessi nomi dei personaggi rimandano al contesto siciliano.
Il concetto di adattamento di darwiniana memoria viene qui utilizzato anche per descrivere la società: i tempi sono cambiati e bisogna adattarsi ai cambiamenti; anche i Malavoglia ci provano ma non riescono ad adattarsi ed avviene una selezione naturale, non riescono a sopravvivere. Emerge una visione pessimistica della realtà,  della vita come lotta e dell'inevitabilità dell'infelicità umana.





giovedì 22 febbraio 2018

Il testo argomentativo


Proviamo a scrivere un testo argomentativo su un argomento di attualità: pensi sia giusto costruire armi o sarebbe opportuno optare per la scelta del disarmo?

fase 1: individua almeno tre argomenti a favore della tesi del disarmo.
  • le guerre sono distruttive
  • non esiste una guerra giusta
  • le guerre causano un impoverimento degli stati ed un peggioramento delle condizioni di vita

 Poniti dal punto di vista opposto e individua almeno due punti a favore dell'antitesi
  • viviamo una fase di grandi conflitti internazionali e bisogna difendersi
  • purtroppo le guerre non sempre si possono evitare, come la storia dimostra
  • alcune guerre servono a riportare la pace.


fase 2: raccogli dati e informazioni per dimostrare l'infondatezza della tesi avversaria ed avvalorare la tua. Puoi far riferimento a dati oggettivi, indagini, studi, testimonianze.

  • le guerre ci sono state in ogni epoca storica, ma la storia ha dimostrato che la guerra non porta la pace, anzi genera solo altra guerra, odio, morte e distruzione.
  • citazione B.Brecht
  • i conflitti di oggi prevedono l'uso di armi sofisticate, armi nucleari e missili a lunga gittata, che causano danni a lunga distanza e non sono controllabili se non con trattative e accordi.
  • dati: guerre dimenticate nel mondo, numero di vittime, numero di profughi, spese per ricostruzione
  • chi ci guadagna? l'industria bellica.

  Pensa che contemporaneamente anche l'altro sta riflettendo per controbattere le tue idee.

fase 3: concludi con un argomento che metta a tacere l'avversario, dimostrando la validità delle tue idee. riprendi la tua affermazione iniziale, citando anche personaggi illustri.
  • organizzazioni internazionali nei paesi in guerra ( Medici senza frontiere, Save the children, Emergency) le testimonianze del dolore umano
  • usare il denaro per migliorare la qualità della vita, investendo in salute ed istruzione piuttosto che nelle armi
  • esempio di uno stato che non ha un esercito: il Costarica.
  • conclusione con una citazione