venerdì 5 febbraio 2016

Giornata del ricordo


10 Febbraio 2016 

" Un paese senza memoria è un paese senza futuro"



Programma:                                                                               

- Visione di “Le foibe” di Roberto Olla da “ Correva l’anno”
- Visione di “Le foibe: testimonianza di Graziano Udovisi” da “La storia siamo noi”
- Visione di “Magazzino 18” di Simone Cristicchi e la sinfonica del Friuli Venezia Giulia
- Visione de “L’esodo da Pola” in “1947” di Sergio Endrigo



Simone Cristicchi e la Sinfonica del Friuli Venezia Giulia"- "Magazzino 18"



Simone Cristicchi " Il cimitero degli oggetti"


S. Endrigo "L' esodo da Pola"
Testimonianza di Graziano Udovisi” da “La storia siamo noi”
                      
“Le foibe” di Roberto Olla da “ Correva l’anno”

Le successive riflessioni in aula
Il giorno del Ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 Febbraio di ogni anno.
Istituita con la legge  del 30 Marzo 2004 n°92, essa vuole conservare e rinnovare la memoria della tragedia di tutti gli italiani vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati nel secondo dopoguerra e della complesse vicende del confine orientale.
I massacri delle Foibe sono iniziati alla fine della seconda guerra mondiale, con il regime comunista creato nell’ ex Jugoslavia dal maresciallo Tito.
Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale, con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’Istria che sono stati gettati tanti italiani, vivi e morti, tra il 1943 ed il 1947.
In Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicarono  contro i fascisti e gli italiani non comunisti;  tutte le persone di origine italiana furono considerate fasciste,  massacrate, torturate e gettate nelle foibe.
La violenza aumentò quando la Jugoslavia occupò Trieste, Gorizia e l’Istria.  I militari guidati dal maresciallo  Tito si scatenarono contro gli italiani; alcuni riuscirono a scappare, caricandosi tutto ciò che gli apparteneva, tutto ciò che li rendeva felici, ma nulla li avrebbe resi più felici di vivere nella loro terra, dove avevano trascorso la loro vita, dove avevano milioni di ricordi, dove avevano costruito le loro case per la loro famiglia.
Gli italiani che riuscirono a scappare si rifugiarono a Trieste, dove incontrarono altre difficoltà, non furono accettati bene perché la popolazione aveva dei pregiudizi e il timore che fossero fascisti.
Tutto ciò che gli italiani esuli portarono con loro fu conservato in un magazzino, il “magazzino 18”,a Trieste, un luogo particolarmente toccante, contenente oggetti comuni che accompagnarono lo scorrere di tante vite, uno scorrere improvvisamente interrotto dalla Storia.
Caddero dentro le foibe fascisti, cattolici, socialisti, uomini di chiesa, tante persone alle quali è stato negato un futuro. Lo racconta Graziano Udovisi, una delle poche vittime sopravvissute a questa carneficina, che testimonia l’odio politico- ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti.
Ci sono persone che dicono che è meglio non ricordare, che è meglio dimenticare queste pagine nere della nostra storia, che si è trattato di una follia che non si ripeterà  più in una società democratica come la nostra.
Ritengo che questo modo di pensare non sia giusto, che sia nascondere la testa sotto la sabbia dell’indifferenza.
È giusto ricordare, è giusto spiegare alle nuove generazioni cosa sia successo, cosa hanno causato avvenimenti terribili  della storia come la tragedia delle foibe e l’olocausto, chiedersi perché non siano stati evitati e soprattutto cosa hanno significato affinché non si possano più ripetere.
Io non ho vissuto la guerra, ma so che è qualcosa di terribile, di irrimediabile, che lacera cuori, paesi e l’intera società, che divide i fratelli e che non cessa con la fine delle ostilità, ma mina l’anima di chi l’ha vissuta.
Questo l’ho imparato da chi ne è stato testimone, da chi non si è nascosto dietro i “non voglio ricordare” o “ non voglio pensarci” , da chi si è preso l’impegno  di insegnare alle generazioni a venire, per dare a noi la possibilità di sapere, di capire, di impegnarci per la pace e l’integrazione, perché tutto quello che loro hanno vissuto non si ripeta mai più.
L’umanità, se vuole continuare a chiamarsi tale, non deve più permettere che ci siano altre vittime delle foibe, un altro olocausto, che al giorno d’oggi avverrebbe con metodologie diverse ma con risultati probabilmente peggiori.
La storia è sempre quella, non possiamo affermare di vivere in una società civile quando pace e benessere sono così precari e si basano solo su delle utopie.
Una società è una comunità di persone che collaborano insieme per il bene collettivo. A dir la verità, chi è che oggi  non pensa ad altro che a se stesso?
Invece no, bisogna ricordare, è necessario aprire gli occhi davanti alla realtà anche se fa male, anche se disgusta, ma dobbiamo capire le cause di tante violenze, che tengono legato  l’uomo al mondo animale e ai suoi istinti crudeli.
Non basta leggere la storia e chiudere il libro, bisogna capirla a fondo, valutare le cause che provocarono gli avvenimenti; solo così, capendo gli errori di chi ha vissuto prima di noi potremmo non commetterli di nuovo.
                                                                                                                               M.F.